Disturbi alimentari
C’è un filo invisibile che lega tutto: la preoccupazione per lo spazio che occupa il tuo corpo riflette lo spazio che questo pensiero occupa nella tua mente. E tutto questo, in fondo, parla di un altro spazio: quello che senti di avere il diritto di occupare nelle tue relazioni e nella tua vita.

Disturbi alimentari

“Da domani io non sgarro più“
Binge Eating
Lo dici a te stessa/o la sera nel letto, con lo stomaco che fa male, gli incarti nascosti e il senso di colpa che non ti fa dormire. Ti addormenti sperando che il giorno dopo un inizio perfetto cancelli l’abbuffata di oggi, ma la fame che senti non si spegne con i divieti.
Rompere il ciclo significa smettere di rimandare a domani e trovare un modo diverso di stare bene oggi.

“Ormai è andata”
Bulimia
Ti basta un morso fuori programma per decidere che la giornata è rovinata, che tanto vale mangiare tutto quello che trovi e poi correre in bagno, o chiuderti in palestra, a cancellare l’errore. Ma questa rincorsa continua consuma il tuo tempo, le tue energie e ti toglie il respiro.
Rompere il ciclo significa poterti finalmente fermare, senza dover più rimediare a niente.

“La fame fa male solo all’inizio”
Anoressia
Quando lo stomaco vuoto e la leggerezza fisica diventano l’unica cosa che ti fa sentire al sicuro durante la giornata. Ti muovi continuamente e scarti gli inviti a cena per non perdere questo controllo, finché il pensiero del cibo non diventa un rumore fisso nella testa che ti isola da tutti.
Rompere il ciclo significa smettere di rimpicciolirti e ricominciare a vivere le tue giornate per intero.

“Da domani raddoppio i macro e i carichi”
Vigoressia
Se salti un allenamento, se mangi fuori orario o se non rispetti la scheda al milligrammo ti senti subito gonfio, molle, come se avessi perso mesi di lavoro in un attimo. La tua giornata gira tutta intorno a contenitori di plastica, bilancini, scadenze dei pasti e ore passate a spingere in palestra anche quando il corpo ti chiede solo di riposare.
Rompere il ciclo significa smettere di usare gli allenamenti come una punizione e ridare spazio alla tua vita fuori dalla sala pesi.

“Da domani ricomincio a mangiare clean”
Ortoressia
Passi le ore a leggere le etichette al supermercato, a controllare la provenienza di ogni ingrediente e a scartare tutto ciò che ritieni tossico, grasso o industriale. Quello che era nato come uno stile di vita sano è diventato una trappola che ti fa rifiutare un pranzo in famiglia, un’uscita con gli amici o un aperitivo per il terrore di contaminare il corpo.
Rompere il ciclo significa liberare la mente dall’ossessione del piatto perfetto e tornare a sederti a tavola senza paura.

“Se ne accorgeranno tutti”
Dismorfia
NNon importa quante ore passi a controllarti nei vetri delle auto, a toccarti la pelle o a sistemarti i vestiti davanti allo specchio: ti vedi sempre enorme, asimmetrica o sbagliata. Esci di casa con l’ansia che gli occhi di chiunque siano puntati proprio su quella parte del corpo che odi e che cerchi disperatamente di coprire con abiti larghi.
Rompere il ciclo significa fare pace con l’immagine riflessa e smettere di nasconderti dal mondo.

“Non dovrei mangiarlo, ma…”
Pica
Succede di nascosto, nella tua stanza, quando l’impulso di mandare giù qualcosa che cibo non è – come ghiaccio, carta, gesso o stoffa – diventa troppo forte per essere fermato. Subito dopo scattano la paura di esserti fatta/o del male e il bisogno di nascondere ogni traccia per la vergogna.
Rompere il ciclo significa buttare giù questo muro di segreti e poterne finalmente parlare con qualcuno.

“Questa settimana digiuno, la prossima chissà.”
Disturbo misto
Ci sono periodi in cui riesci a controllare tutto e a mangiare pochissimo, e altri mesi in cui ti ritrovi a svuotare il frigorifero senza riuscire a fermarti. Salti da un comportamento all’altro, sentendoti confusa/o e senza una direzione, convinta/o che il tuo non sia un “vero” disturbo perché cambia continuamente faccia. Ma la sofferenza non ha bisogno di un’etichetta fissa per essere ascoltata.
Rompere il ciclo significa fermare questa altalena continua e trovare una stabilità che non dipenda da come è andata la giornata a tavola.

“Non sono abbastanza grave”
“Sotto-soglia”
Ti capita di abbuffarti ma non tutti i giorni, oppure riduci le porzioni ma senza perdere troppo peso, e per questo pensi di non avere il diritto di chiedere aiuto o di parlarne con qualcuno. Ti ripeti che è solo un problema di forza di volontà e che in fondo c’è chi sta peggio di te, continuando a trascinarti un malessere che ti toglie il respiro. Non serve toccare il fondo per meritare di stare meglio.
Rompere il ciclo significa smettere di misurare il tuo dolore sulla bilancia e decidere che la tua serenità conta già adesso.
Disturbi alimentari

“Da domani io non sgarro più“
Binge Eating
Lo dici a te stessa/o la sera nel letto, con lo stomaco che fa male, gli incarti nascosti e il senso di colpa che non ti fa dormire. Ti addormenti sperando che il giorno dopo un inizio perfetto cancelli l’abbuffata di oggi, ma la fame che senti non si spegne con i divieti.
Rompere il ciclo significa smettere di rimandare a domani e trovare un modo diverso di stare bene oggi.

“Ormai è andata”
Bulimia
Basta un morso fuori programma per decidere che la giornata è rovinata, che tanto vale mangiare tutto quello che trovi e poi correre in bagno, o chiuderti in palestra, a cancellare l’errore. Ma questa rincorsa continua consuma il tuo tempo, le tue energie e ti toglie il respiro.
Rompere il ciclo significa poterti finalmente fermare, senza dover più rimediare a niente.

“La fame fa male solo all’inizio”
Anoressia
Quando lo stomaco vuoto e la leggerezza fisica diventano l’unica cosa che ti fa sentire al sicuro durante la giornata. Ti muovi continuamente e scarti gli inviti a cena per non perdere questo controllo, finché il pensiero del cibo non diventa un rumore fisso nella testa che ti isola da tutti.
Rompere il ciclo significa smettere di rimpicciolirti e ricominciare a vivere le tue giornate per intero.

“Da domani raddoppio i macro e i carichi”
Vigoressia
Se salti un allenamento, se mangi fuori orario o se non rispetti la scheda al milligrammo ti senti subito gonfio, molle, come se avessi perso mesi di lavoro in un attimo. La tua giornata gira tutta intorno a contenitori di plastica, bilancini, scadenze dei pasti e ore passate a spingere in palestra anche quando il corpo ti chiede solo di riposare.
Rompere il ciclo significa smettere di usare gli allenamenti come una punizione e ridare spazio alla tua vita fuori dalla sala pesi.

“Da domani ricomincio a mangiare clean”
Ortoressia
Passi le ore a leggere le etichette al supermercato, a controllare la provenienza di ogni ingrediente e a scartare tutto ciò che ritieni tossico, grasso o industriale. Quello che era nato come uno stile di vita sano è diventato una trappola che ti fa rifiutare un pranzo in famiglia, un’uscita con gli amici o un aperitivo per il terrore di contaminare il corpo.
Rompere il ciclo significa liberare la mente dall’ossessione del piatto perfetto e tornare a sederti a tavola senza paura.

“Se ne accorgeranno tutti”
Dismorfia
Non importa quante ore passi a controllarti nei vetri delle auto, a toccarti la pelle o a sistemarti i vestiti davanti allo specchio: ti vedi sempre enorme, asimmetrica o sbagliata. Esci di casa con l’ansia che gli occhi di chiunque siano puntati proprio su quella parte del corpo che odi e che cerchi disperatamente di coprire con abiti larghi.
Rompere il ciclo significa fare pace con l’immagine riflessa e smettere di nasconderti dal mondo.

“Non dovrei mangiarlo, ma…”
Pica
Succede di nascosto, nella tua stanza, quando l’impulso di mandare giù qualcosa che cibo non è – come ghiaccio, carta, gesso o stoffa – diventa troppo forte per essere fermato. Subito dopo scattano la paura di esserti fatta/o del male e il bisogno di nascondere ogni traccia per la vergogna.
Rompere il ciclo significa buttare giù questo muro di segreti e poterne finalmente parlare con qualcuno.

“Questa settimana digiuno, la prossima chissà.”
Disturbo misto
Ci sono periodi in cui riesci a controllare tutto e a mangiare pochissimo, e altri mesi in cui ti ritrovi a svuotare il frigorifero senza riuscire a fermarti. Salti da un comportamento all’altro, sentendoti confusa/o e senza una direzione, convinta/o che il tuo non sia un “vero” disturbo perché cambia continuamente faccia. Ma la sofferenza non ha bisogno di un’etichetta fissa per essere ascoltata.
Rompere il ciclo significa fermare questa altalena continua e trovare una stabilità che non dipenda da come è andata la giornata a tavola.

“Non sono abbastanza grave per chiedere aiuto”
Ti capita di abbuffarti ma non tutti i giorni, oppure riduci le porzioni ma senza perdere troppo peso, e per questo pensi di non avere il diritto di chiedere aiuto o di parlarne con qualcuno. Ti ripeti che è solo un problema di forza di volontà e che in fondo c’è chi sta peggio di te, continuando a trascinarti un malessere che ti toglie il respiro. Non serve toccare il fondo per meritare di stare meglio.
Rompere il ciclo significa smettere di misurare il tuo dolore sulla bilancia e decidere che la tua serenità conta già adesso.
In guarigione, ma…
Se hai già fatto i primi passi fuori dal disturbo alimentare, sai bene che stare meglio non è una linea retta. Magari il tuo corpo è tornato a una taglia normale, hai ricominciato a finire il piatto e gli altri hanno smesso di preoccuparsi per te. Eppure, senti che la mente non ha ancora mollato la presa: hai solo spostato il recinto del controllo calcolando ossessivamente i nutrienti, oppure ti ritrovi a fingere che sia tutto passato solo per non far allarmare chi ti ama. A volte, basta un momento di stress o una tensione relazionale per far riaffiorare i vecchi pensieri, lasciandoti addosso la paura di essere daccapo e una domanda silenziosa: “Chi sono io adesso, senza il mio disturbo?”.
Nella terapia sistemica sappiamo che quando inizi a risalire, l’intero sistema intorno a te si muove. Le persone che ami tirano un sospiro di sollievo, ma a volte si aspettano che tu torni improvvisamente a essere “quella/o di prima”, senza capire che quel “prima” non esiste più.
Questo spazio serve proprio a questo: a capire come gestire la paura di deludere le aspettative degli altri, come comunicare che la guarigione non è una linea dritta e come costruire relazioni in cui non hai più bisogno di usare il cibo o il corpo per proteggerti o per definire il tuo spazio nel mondo.

So cosa significa cancellare i messaggi con gli amici per non dover spiegare perché non vuoi andare a cena, o passare la serata a giurare a te stessa/o che domani sarà tutto perfetto.
La trappola più grande del disturbo alimentare è farti credere che nessuno possa capire il caos che hai in testa e che, in fondo, te lo meriti e dovrai imparare a conviverci.
Non è così.
Quello che stai vivendo ha un senso, ed è un senso che possiamo cercare insieme, senza fretta.
Non devi toccare il fondo per meritare di stare meglio. E se senti di averlo già toccato, sappi che da qui si può risalire.
Non importa a che punto del ciclo ti trovi oggi: c’è un modo per fermare tutto questo.
Come possiamo lavorare insieme
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica internazionale e le principali linee guida per la salute (come le direttive del NICE – National Institute for Health and Care Excellence e gli indirizzi del Ministero della Salute) hanno confermato un dato clinico fondamentale: i disturbi alimentari non possono essere trattati come un problema puramente individuale o biologico.
La terapia sistemico-relazionale sta dimostrando un’efficacia straordinaria perché sposta il focus dall’ossessione per la forma alla qualità dei legami, riconoscendo che i disturbi alimentari siano messaggi complessi incastrati all’interno della rete relazionale di chi soffre.
Questo non significa che si debba per forza iniziare un percorso insieme ad altri: la prospettiva sistemica è un metodo che guida lo sguardo terapeutico. Anche quando si lavora individualmente, la persona non viene mai vista come un’isola separata dal suo mondo. Coinvolgere attivamente la famiglia o il partner – o lavorare sulle dinamiche relazionali attraverso un percorso singolo – permette di attivare la più grande risorsa di cura disponibile, riducendo drasticamente il tasso di ricadute e offrendo uno spazio di reale risalita sia agli adolescenti che ai giovani adulti.
Il mio metodo si fonda su queste evidenze e si articola in tre percorsi sinergici, pensati per accogliere ogni sfumatura della tua storia:

Individualmente
Un percorso interamente tuo e protetto, fondamentale se non puoi o non desideri coinvolgere altri. Lavorare da soli non significa isolarsi: esploreremo insieme i tuoi legami e la tua storia per capire a cosa serve il disturbo alimentare oggi. Troveremo nuove chiavi di lettura relazionali per sciogliere i nodi emotivi che fanno male, aiutandoti a riprenderti la tua vita e il tuo spazio nel mondo, un passo alla volta.

In coppia
Il disturbo alimentare può diventare un terzo incomodo invisibile che logora l’intimità, la comunicazione e la quotidianità della coppia. Spesso il cibo diventa l’unico modo per esprimere un blocco che non si riesce a dire a parole. Senza cercare colpevoli, capiremo come il sintomo si incastra nella vostra storia attuale, scardinando i vecchi copioni emotivi per trasformare il legame in una potente risorsa di guarigione, sostegno e nuova complicità.

In famiglia
Questa sofferenza non colpisce mai una persona sola, ma stravolge l’intero sistema familiare con paura e impotenza. In questo spazio, la casa non viene vista come il luogo delle colpe o dei giudizi, ma come la più grande alleata per la risalita. Lavoreremo insieme per decodificare il messaggio nascosto dietro il sintomo e migliorare la comunicazione, trasformando la famiglia nel porto sicuro e nel motore principale da cui ripartire insieme.
Non devi decidere adesso quale sia la strada giusta per te.
Nel nostro primo incontro valuteremo insieme la tua/la vostra storia e capiremo quale percorso risponda meglio ai tuoi/vostri bisogni e al tuo/vostro momento di vita.
